Come Finanziare Una Startup: Trovare Investitori e Fondi

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Come Finanziare Una Startup: Trovare Investitori e Fondi
| 22 Aprile 2021 | Pubblicato in SprintxTaggato Sprintx

Finanziamenti per Startup: I Principali Strumenti a Confronto

La ricerca di finanziamenti ed investitori per una startup rappresenta per molti founder uno degli ostacoli principali alla concretizzazione della propria idea in un progetto imprenditoriale. Esistono diverse modalità di finanziamento a disposizione di una startup per supportare il proprio progetto, ciascuna con le proprie caratteristiche, criticità e prerogative. Abbiamo intervistato Virgilio Picca, CEO e Founder di 74 Advisory e chief financial officer dalla pluriennale esperienza nel settore del management consulting, che ci ha illustrato i vantaggi e gli svantaggi delle differenti forme di finanziamento, nonché come queste possano intersecarsi con i vari momenti di vita della startup al fine di supportarne, in maniera organica, la continua crescita.

Metodi di Finanziamento per Startup: Dal Bootstrapping agli Investitori

Il ricorso a metodi di finanziamento ed investitori da parte di una startup è uno dei pilastri fondamentali nella costruzione del successo di un’idea imprenditoriale: le startup sono spesso realtà caratterizzate— specialmente nelle fasi iniziali— da una forte incertezza riguardo lo sviluppo del business, e da una necessità e difficoltà nel reperire i fondi necessari a raggiungerlo.

Il finanziamento di una startup può essere raggiunto mediante diverse modalità, che presentano caratteristiche, vantaggi e requisiti differenti; fattori che le rendono più o meno adeguate agli specifici momenti di vita della startup stessa. A seconda della fase che si trovano ad attraversare, le startup sviluppano infatti diverse esigenze finanziarie, che possono essere soddisfatte attraverso i diversi interlocutori esistenti.

Conoscere la fase in cui si trova la propria startup, nonché il suo valore, è fondamentale per individuare la tipologia di finanziamento più adatta: rivolgersi troppo presto ad un investitore, ad esempio, prima che l’idea sia completamente matura, potrebbe precludere il finanziamento, mentre ricevere un finanziamento senza aver maturato la capacità di gestorlo potrebbe confondere le priorità sulle attività che necessitano di essere svolte nello stadio in cui la startup si trova.

Ma quali sono i diversi metodi per finanziare una startup, e come si trovano investitori per la propria azienda? Possiamo distinguere due principali tipi di finanziamento:

  • Finanziamento in equity: con questo tipo di finanziamento i fondatori della startup cedono parte del capitale, dunque parte della proprietà in cambio del denaro necessario alla crescita. Cedere una parte del proprio capitale è spesso necessario per aumentare il valore della propria startup.
  • Finanziamento in debito: spesso erogato dalle banche nella forma di prestito, o da formule di finanziamento agevolate. Normalmente questo finanziamento viene restituito secondo quello che viene definito piano di ammortamento.

All’interno di queste macrocategorie, si differenziano vari tipi di finanziamento, dalle diverse forme di self e crowdfunding all’investimento da parte di business angels e venture capital:

  • Bootstrapping
  • Family, Friends and Fools
  • Business Angels
  • Venture Capital
  • Corporate Venture Capital
  • Crowdfunding
  • Incubatori e Acceleratori
  • Finanza Agevolata e Bandi Pubblici
  • Banche

Abbiamo chiesto a Virgilio Picca, esperto del settore, di illustrarci i pro ed i contro di questi metodi di finanziamento, mettendoli a confronto e delineando quali tipologie di investimento sono più adeguate alle diverse fasi di vita di una startup.

intervista a virgilio picca su come finanziare una startup
Intervista a Virgilio Picca, Founder e CEO di 74 Advisory, sui principali strumenti di finanziamento per startup nel 2021

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Bootstrapping

Il Bootstrapping, o autofinanziamento, costituisce spesso l’unica via per finanziare una startup nella sua fase iniziale, quando si è appena costituita la società—o si è ancora allo stato di organizzazione informale— e si stanno muovendo i primi passi nello sviluppo dell’idea. In questo stadio del processo può risultare molto complicato trovare fondi, finanziamenti ed investitori, e sarà pertanto necessario ricorrere all’autofinanziamento mediante i propri risparmi o il supporto di amici, parenti ed investitori folli, innamorati dell’idea ed aperti al rischio.

Il finanziamento con bootstrapping costituisce spesso la modalità più semplice ed immediata di immettere capitale nella propria startup, spingendo i fondatori, grazie allo sforzo compiuto, a mantenere una forte determinazione ed un focus centrato rispetto allo sviluppo e alla validazione dell’idea, con l’obiettivo, da raggiungere massimizzando l’investimento e stabilendo delle precise priorità, di capire se possa funzionare.

“Il bootstrapping consiste principalmente nel fare luce nella fase iniziale per garantirsi un futuro di grande prosperità,” ci spiega Virgilio Picca. “Viene impiegato soprattutto nella fase iniziale, all’avvio dell’attività, quando lo startupper fondatore non si paga lo stipendio e le competenze che pure gli spetterebbero, destinando piuttosto tutto il capitale al finanziamento delle attività necessarie a questa fase della startup, oppure finanziandole con il proprio patrimonio, i risparmi accumulati sino a quel momento.” 

Come si evince, il bootstrapping rappresenta la forza di finanziamento per startup meno complicata e più diretta, in quanto consente di non cedere neppure l’1% della proprietà ad un terzo investitore, ma nasconde anche alcuni svantaggi. “A meno che non si sia in possesso di fondi importanti, difficilmente il bootstrapping può rappresentare una modalità di finanziamento per tutte le fasi di vita della startup. Arrivare alla IPO (Offerta Pubblica Iniziale, ndr) di una startup solo attraverso il bootstrapping non è impossibile, ma certo abbastanza difficile,” sottolinea Picca.

Molti startupper temono inoltre il rischio di investire il proprio patrimonio in un’idea che potrebbe non fruttare i risultati sperati. Facendo di necessità virtù, questa cognizione può divenire fonte di motivazione, e spingere fondatori della startup ad orientare gli sforzi, nonché l’investimento verso la validazione del mercato e lo sviluppo dell’idea nella fase in cui è più complicato trovare investitori esterni.

Love Capital: Family, Friends and Fools

Il cosiddetto Love Capital, costituito da family, friends and fools (3F), ovvero parenti, amici e investitori “folli”, rappresenta un aspetto ulteriore del bootstrapping, un finanziamento che coinvolge e riguarda le fasi iniziali di una startup o quelle appena successive alla fase iniziale, quando la startup non è ancora in grado di generare entrate che coprano i costi. Questa categoria di persone rappresenta spesso anche l’early adopter del prodotto o servizio.

Ricorrere al supporto o ad un prestito da parte di parenti ed amici disposti ad aiutare in un momento di necessità, o di investitori pronti a rischiare puntando su una startup non ancora affermata, presenta numerosi vantaggi, primo tra tutti il non doversi affidare ad investitori o enti esterni, evitando così di subire un impatto sulla governance della startup.

“Con il finanziamento da parte di family, friends and fools si assiste comunque ad un effetto diluitivo, ma chi immette capitale con questa modalità non ha rappresentanti in Consiglio d’Amministrazione,” sottolinea Virgilio Picca. “Dunque vi è una cessione di quote, una diluizione rispetto alla percentuale pre-aumento di capitale, ma non si verifica un impatto sulla governance.”

Una ulteriore nota positiva di questa forma di finanziamenti per startup, oltre al mantenimento dell’autorità decisionale, è nella gestione autonoma del rientro dei finanziamenti, nonché nella gestione stessa del capitale. Si tratta inoltre di finanziamenti che possono essere ottenuti in tempi considerevolmente inferiori rispetto a quelli necessari alla ricerca di investitori, e spesso senza necessità di particolari garanzie, consentendo di mantenere quella flessibilità chiave nelle prime fasi di una startup.

Ciononostante, accettando finanziamenti provenienti da family, friends and fools si rischia di complicare i rapporti personali, e, potenzialmente, di compromettere il capitale di soggetti che spesso non sono investitori professionisti ma agiscono su base fiduciaria. Proprio per questo bisognerebbe in ogni caso stipulare accordi formali, che non lascino spazio a fraintendimenti e chiariscano i rischi dell’investimento.

Business Angels

L’investimento da parte di un business angel, o angel investor, è una delle più gettonate fonti di finanziamento per startup; come sottolinea Virgilio Picca, coloro che necessitano di trovare i primi investitori per la propria startup non ancora in possesso di una storia creditizia, dovrebbero guardare a questa tipologia di finanziamento esterno.

Un business angel è una persona fisica, dunque non un soggetto giuridico, in possesso di un capitale da investire in progetti di startup o attività che reputa interessanti. “Si tratta di soggetti che di professione investono in startup, e lo fanno spinti non tanto dal desiderio di vedere moltiplicato il proprio investimento—sebbene sia una parte consistente del motivo— ma anche perché innamorati dell’idea e del concetto della startup,” spiega Picca.

Per molte startup il finanziamento da parte di un business angel rappresenta il primo vero finanziamento esterno, che generalmente diventa necessario già nella fase di seed, in cui l’idea deve essere prototipizzata per entrare nel mercato. Il finanziamento da parte di un business angel è spesso determinato dalla solidità della startup e dell’idea, e da quanto questi ne sia innamorato. Ma cosa rende un business angel disposto ad investire nella startup? Lo abbiamo chiesto a Virgilio Picca:

“Un business angel si innamora della startup quando c’è un’idea vincente, un team forte, detto anche strong management team, ed un business scalabile, o potenzialmente scalabile— ovvero che all’aumento della domanda e al crescere dei ricavi non vi sia un aumento direttamente proporzionale dei costi di produzione e di personale, come avviene invece in molte aziende tradizionali.”

I vantaggi del finanziamento tramite business angel sono molteplici; oltre all’apporto di denaro— che costituisce la ragione principale per cui una startup decide di aprire il capitale ad un investitore esterno— che generalmente viene ottenuto in tempi brevi, il business angel garantisce un apporto di professionalità che spesso manca alle startup nelle loro fasi premature, di skills, specialmente se la startup opera in un ambito vicino a quello dell’attività imprenditoriale dell’investor, nonché di networking , diventando un’importante figura di supporto e di mentoring.

“Proprio per questo è importante capire quanto il business angel si sia innamorato, invaghito dell’idea e quanto egli possa avere competenze da spendere nell’attività; in sostanza, in che misura il business angel possa aiutare la startup nel processo di crescita, oltre che investendovi capitale,” sottolinea Picca.

Aprire il capitale ad un business angel comporta tuttavia la cessione di parte della sovranità ad un terzo, con un impatto che può essere più o meno importante sulla governance della startup. L’uscita del business angel dall’investimento coincide solitamente con la fase di exit della startup, dunque con la IPO o l’acquisizione, sebbene talvolta l’angel investor possa decidere di uscire dall’investimento in caso di ingresso di un altro investitore quale il venture capital.

Venture Capital

Il Venture Capital rappresenta una delle forme più ingenti di finanziamento per startup. Si tratta solitamente di società finanziarie specializzate nell’investimento, che finanziano attività e progetti ad alto rischio. Generalmente, il venture capital raccoglie finanziamenti dagli investitori, investendoli a sua volta in start-up e scale-up ed impegnandosi a garantire loro un certo rendimento.

Così come avviene per l’investimento da parte dei business angels, ricevere un finanziamento da un venture capital comporta la cessione di parte della sovranità della startup, che nel caso specifico può avere un impatto piuttosto radicale sulla governance.

Investendo nell’azienda, il venture capital chiede normalmente un posto in consiglio di amministrazione, che darà ad un suo rappresentante, ottenendo così voce in capitolo nella conduzione della startup. Conseguentemente, vi sarà una perdita del controllo totale da parte del fondatore della startup, come spiega Virgilio Picca:

“Normalmente, la fase che precede l’investimento da parte del venture capital— ma anche del business angel— viene anticipata da un accordo di investimento, tecnicamente chiamato term sheet, in cui sono indicate tutte le clausole d’investimento, che spesso possono rivelarsi piuttosto pesanti da accettare.”

A dispetto di una consistente intromissione nella governance d’azienda, il venture capital— proprio come avviene con l’ingresso nel capitale di un business angel— garantisce alla startup una serie di vantaggi che altre modalità di finanziamento non sono in grado di assicurare, andando a colmare le lacune che molte aziende, specialmente quando fondate da giovani imprenditori, presentano: esperienza in campo business, accesso a network nazionali ed internazionali, supporto legale e conoscenza di figure funzionali alla crescita della startup.

“Bisogna immaginare l’azienda che viene investita dal venture capital come un’azienda che finisce in una rete di protezione costituita non solo dal Venture Capital, ma da tutto il network del Venture Capital; università, aziende, altre aziende partecipate dal Venture Capital, banche…un forte network, che viene messo al servizio della startup.”

Questa rete di “protezione” e processo di mentoring che accompagnano il finanziamento del venture capital si sommano al finanziamento stesso che la startup riceve, fondamentale per raggiungere gli obiettivi preposti; il completamento della roadmap tecnologica, piuttosto che l’accelerazione sul mercato, il finanziamento delle attività di marketing per generare lead e tutte le altre necessità che possono aver portato alla decisione di aprire il capitale.

Proprio per questo motivo, spiega Picca, quando ci si interfaccia con un venture capital bisognerebbe porre una serie di domande volte a capire quale tipo di supporto, oltre a quello finanziario, questo possa offrire. “Possiamo definirla una sorta di due diligence:non una due diligence contabile legale sul Venture Capital, che piuttosto è il Venture Capital a fare sulla startup, ma una serie di domande finalizzate a capire dove il Venture Capital può portare la startup e quale sia il suo network. Non bisogna mai aver paura di rispondere alle domande del Venture Capital, né tantomeno di porne: ottenere il solo capitale, da un investitore puramente finanziario, è sconsigliabile, in quanto l’operazione si esaurisce con l’acquisizione di denaro. Cercare invece il dialogo con un Venture Capital che investe ed opera nello stesso settore della startup, che mostra di avere un potente network, può aiutare in modo virtuoso la startup nella fase di crescita.”

Nello statuto, il Venture Capital deve, ad un certo punto, uscire dal capitale della startup: questo può avvenire per l’ingresso di un Venture Capital più grande, perché la startup viene venduta, oppure perché viene quotata in borsa. Il Venture Capital dovrà dunque realizzare la sua exit, possibilmente moltiplicando il suo investimento.

Corporate Venture Capital

Il Corporate Venture Capital è una forma di Venture Capital che gestisce i fondi di un’azienda, dunque un soggetto giuridico che non fa necessariamente business finanziario, ad esempio un’azienda che decide di fare open innovation nella propria società ed investe entrando nel capitale di piccole start-up o scale-up col fine di guidare lo sviluppo del prodotto o del servizio che la startup sta progettando, che a sua volta può essere propedeutico allo sviluppo di un nuovo modello di business o al prodotto dell’azienda stessa.

Si tratta di un finanziamento in equity che segue le stesse modalità del finanziamento Venture Capital: si investe nella startup in cambio di quote nella stessa— normalmente quote di minoranza—, con l’unica differenza che il finanziamento proviene non da un fondo di Venture Capital ma da un’azienda.

“La parola chiave dei finanziamenti Corporate Venture Capital è open innovation,” spiega Virgilio Picca. “Il beneficio portato dal finanziamento per l’azienda che investe non è quindi rappresentato dalla exit, quanto dallo sviluppo di una tecnologia o di un prodotto, all’interno della startup, sinergico e funzionale a quello che è il prodotto o la tecnologia sviluppati dalla società Corporate Venture Capital.”

Crowdfunding

Il crowdfunding rappresenta una modalità di finanziare la startup attraverso un collettivo. Viene realizzato lanciando una campagna di fundraising, in cui più persone possono investire il proprio denaro per supportare la startup.

Esistono diverse piattaforme di crowdfunding, in cui è possibile pubblicare il proprio progetto e definire un obiettivo di raccolta, nonché diversi tipi di crowdfunding con differenti “ricompense” per i finanziatori:

  • Equity Crowdfunding: agli investitori viene garantito un ritorno in una piccola quota di partecipazione;
  • Reward Crowdfunding: gli investitori ricevono un ritorno non monetario, spesso nella forma del prodotto stesso della startup;
  • Donation Crowdfunding: i finanziatori non ricevono alcuna ricompensa.

L’equity crowdfunding è certamente la forma di crowdfunding più diffusa, e consente ad una startup di ottenere finanziamenti evitando impatti negativi sulla governance dell’azienda. A differenza dei Business Angel o del Venture Capital, il finanziamento tramite crowdfunding prevede infatti un aumento di capitale sottoscritto da tanti piccoli investitori, ciascuno dei quali acquisisce una quota così irrisoria della startup da non essere in grado, da solo, di impattare sulla sua governance.

Come forma di finanziamento, tuttavia, il crowdfunding non nasconde degli aspetti negativi, come ci illustra Virgilio Picca:

“Il crowdfunding consente sì di finanziare una startup nelle diverse attività senza impatti sulla sfera decisionale, tuttavia il finanziamento arriva da coloro che rappresentano il piccolo investitore medio, che agisce di pancia poiché attratto dall’idea e decide di investirci: è chiaro che da questo tipo di investitori non ci si può aspettare un grande networking, supporto e apporto di idee, conoscenze o apertura a mondi magari difficili da raggiungere da soli.”

Il crowdfunding costituisce un ottimale metodo di finanziamento nelle fasi iniziali della startup, consentendo ai fondatori di far conoscere il proprio prodotto o servizio e di entrare in contatto con dei potenziali clienti. Tuttavia, spesso non è sufficiente a garantire un supporto a tutte le attività necessarie nelle diverse fasi di vita della startup.

Incubatori e Acceleratori

Gli incubatori e gli acceleratori di startup sono delle realtà molto importanti che seguono la startup in modi diversi nelle prime fasi del suo sviluppo. Gli incubatori non investono nella startup, ma la formano, la “incubano”, appunto, proteggendola nella sua fase iniziale attraverso una serie di misure ed aiutandola a sviluppare il suo modello di business.

Gli incubatori aiutano dunque la startup a lavorare sull’idea, e a renderla scalabile, a differenza degli acceleratori, che invece investono nella startup. Normalmente una startup spenderà molto più tempo nella fase di incubazione rispetto a quella di accelerazione, che ha una durata ridotta ma che rappresenta comunque un’opportunità di trovare finanziamenti ed investitori, di accrescere il proprio network e di giungere a piena maturazione.

Finanza Agevolata e Bandi Pubblici

Parlando di finanziamenti in ambito startup non si possono non menzionare le opportunità a livello di finanziamenti pubblici, erogati alle giovani aziende nelle fasi iniziali di vita spesso nella forma di contributi a fondo perduto o finanziamenti a tasso agevolato. I contributi a fondo perduto per startup sono fondi pubblici stanziati dall’Europa per favorire lo sviluppo imprenditoriale sul territorio, che vengono erogati da enti regionali, nazionali o europei, e richiedono spesso, per l’accesso, requisiti ben precisi e talvolta lunghi procedimenti burocratici.

Si tratta tuttavia di finanziamenti molto convenienti, specialmente per le startup più giovani che faticano a dimostrare una solidità tale da poter sottoscrivere un prestito bancario: finanziamenti come il bando PIN erogato dalla Regione Puglia, completamente a fondo perduto — ovvero non deve essere restituito—  o Smart&Start di Invitalia, che prevede parte del finanziamento a fondo perduto e parte in debito da restituirsi in un certo numero di anni, rappresentano una forma di finanziamento ottimale e fondamentale per portare a compimento le attività necessarie nelle prime fasi di vita di una startup, ma anche in quelle più avanzate, dallo sviluppo dell’idea fino all’attrezzamento della sede.

Banche

I prestiti bancari sono certamente una delle più note forme di finanziamento, sebbene in ambito startup siano piuttosto complicati da ottenere, in quanto spesso le attività in questa categoria non posseggono una storia creditizia sufficiente, o non sono in grado di offrire le garanzie necessarie all’ottenimento del prestito, che pure viene concesso con difficoltà anche a startup con un bilancio solido.

I fondatori di startup fanno per questo spesso ricorso a prestiti bancari personali, che possono essere una forma di finanziamento fondamentale per supportare lo sviluppo della startup nelle prime fasi di vita. Come spiega Virgilio Picca, vi sono tuttavia anche formule facilitate di prestiti bancari, come il prestito garantito da Mediocredito Centrale— dunque dal Fondo Centrale di Garanzia— che garantisce il finanziamento all’80%, consentendo alla banca di erogare più facilmente denaro, e alla startup di riceverlo. Questa è una delle forme più semplici, per una startup, di accedere ai finanziamenti bancari.

Scenari di Finanziamento per Startup: Ogni Fase ha un Finanziamento Più Adeguato

Nell’illustrare le diverse possibilità per finanziare una startup, emerge come non tutti i finanziamenti siano uguali: questi possono essere richiesti ed ottenuti con modalità differenti, e da diversi soggetti, fisici o giuridici che siano, in base alla fase di sviluppo in cui la startup si trova. Nella fase iniziale, ad esempio, quando la società non è stata ancora costituita, sarà necessario finanziare lo sviluppo dell’idea e le attività di ricerca; successivamente, saranno necessari finanziamenti per i veri e propri investimenti strutturali, nonché per i costi legali e, ancora, per la produzione ed operatività della startup.

Alla luce di ciò, si evince come la domanda fondamentale non sia solo come finanziare una startup, ma anche come valutare il capitale necessario, come individuare il momento in cui si è pronti per attivarsi nella ricerca di investitori o finanziamenti, e quale tipo di interlocutore perseguire nella specifica fase in cui la nostra startup si trova. A tal proposito, possiamo distinguere delle fasi delineate nel processo di vita di una startup, caratterizzate da esigenze finanziarie più o meno nette: abbiamo chiesto a Virgilio Picca quali sono le forme di finanziamento per startup più adatte a ciascun momento nel suo ciclo di vita.

Fase Iniziale o di Pre-Seed

È la primissima fase nel percorso di una startup, il momento in cui si è appena costituita la società o ci si trova ancora a livello di team informale. Questa fase è dedicata allo sviluppo e perfezionamento dell’idea e del modello di business, al fine di validarne la viabilità. Le spese fondamentali nella fase iniziale sostengono la formazione del team, la sperimentazione, le analisi di mercato ed altre analisi preliminari necessarie. In questa fase della startup, caratterizzata dall’incertezza, può risultare molto complicato trovare finanziamenti: potrebbero accorrere in aiuto lo stato o la regione mediante un finanziamento pubblico, sebbene le forme più dirette di sostentamento siano costituite dal bootstrapping, dal love capital e talvolta dal crowdfunding.

Fase di Seed

Con il solo bootstrapping è difficile che una startup possa proseguire nel percorso di crescita, in quanto inizierà ad espandersi, entrando nella cosiddetta Seed Phase. In questa fase la startup deve validare l’idea e prototipizzarla per riuscire ad entrare sul mercato: queste attività necessitano di fondi, che possono arrivare tramite i finanziamenti e contributi dello stato e delle regioni, o tramite le prime forme di finanziamento in equity come il crowdfunding o i business angels. È importante dunque giungere preparati a questa fase, in modo da attirare e convincere gli investitori con un’idea vincente, un team competente ed un business scalabile. Questa fase della startup necessita normalmente di investimenti dell’ammontare di 100-200.000 euro.

Fase di Startup

Nella fase di startup sono necessari investimenti più consistenti per la costituzione dell’impresa, che spesso devono far fronte ad una mancanza di ricavi. Si parla normalmente di round, ovvero di raccolte, tra i 350.000 ed i 500.000 euro, fondamentali a continuare l’attività di ricerca ma anche di assunzione, di creazione del business plan, di marketing. In questa fase, in cui risulta ancora complicato accedere a prestiti bancari, possono entrare contemporaneamente nel capitale business angels, che finanziano l’impresa in cambio di quote, ma anche i primi Venture Capital, spesso specializzati nella fase di seed o di startup.

Fase di Growth

La fase successiva a quella di startup è la fase di consolidamento, di crescita, o growth: il prodotto—o servizio— viene lanciato sul mercato, si cominciano a generare i primi ricavi, si cominciano a misurare le prime metriche e ci si accorge, analizzando le metriche, che investendo denaro spingendo su queste metriche, si moltiplicheranno i ricavi. Si ricercano dunque finanziamenti ed investitori per spingere sulla fase di crescita, normalmente nella forma di Venture Capital, che finanziano round anche molto importanti da 1-2 milioni di euro.

Fase di Bridge

Alla fase di startup segue la cosiddetta bridge phase, in cui la startup non è necessariamente arrivata a completa maturazione ma si è trasformata in una scale-up, e può ricercare forme più evolute di finanziamento, ad esempio l’emissione di un prestito obbligazionario, piuttosto che di un convertibile. Si tratta di una fase di bridge tra la fase di growth e la fase finale, in cui la startup consente a chi ha investito di realizzare la sua exit, ovvero l’uscita dal capitale.

Fase di Exit

Nella exit phase l’impresa ha raggiunto la completa operatività, aumentando la capacità di autofinanziarsi, e si prepara all’espansione. Normalmente la naturale exit di una startup è la quotazione in borsa, dunque la IPO, oppure un’operazione di Mergers and Acquisition: si entra sul mercato, si diventa pubblici, oppure si viene acquisiti da un player più grande, e chi ha investito nelle fasi precedenti riesce a monetizzare il suo investimento e a realizzare la sua exit.

Quando Cercare Investitori e Finanziamenti per Startup?

Sebbene le fasi di vita di una startup siano molto spesso ben definite, così come lo sono le opzioni di finanziamento possibili e viabili in ogni singola fase, e sebbene queste vadano a definirsi le une con le altre, non vi è un momento specifico in cui la startup raggiunge la maturità per cercare fondi o investitori: sicuramente nella fase iniziale può essere prematuro chiedere un finanziamento di qualsiasi tipo, che invece dovrebbe essere fortemente perseguito quando si è costituita la società, quando l’idea ha raggiunto uno stato convincente, quando è stato svolto un profondo studio volto a valutare il mercato per quell’idea e le sue barriere d’ingresso. La ricerca di finanziamenti per la propria startup non dovrebbe essere intrapresa senza essere preparati al processo che porta all’erogazione del finanziamento stesso, ed in base al tipo di finanziamento dovrebbe essere perseguita nelle giuste tempistiche, che si tratti di crowdfunding o di venture capital.

Ma quali sono dunque gli aspetti che una startup dovrebbe curare per presentarsi al meglio alla platea di investitori o ai progetti di finanziamento? Lo abbiamo chiesto a Virgilio Picca.

Come Prepararsi a Ricevere un Finanziamento per La Propria Startup

L’ottenimento di un finanziamento per la propria startup non è legato solo alla fase di ricerca e di valutazione del capitale e del tipo di finanziamento per cui si vuole optare, ma ad un processo di riflessione sugli obiettivi della startup, di programmazione delle diverse fasi di finanziamento, nonché di perfezionamento della propria idea, del proprio modello di business e del modo in cui presentarsi per essere pronti ad ottenere il finanziamento prescelto.

Virgilio Picca ha condiviso alcuni consigli su come una startup può meglio prepararsi a trovare e ricevere un finanziamento:

  • Aprirsi al mondo: partecipando, specialmente nelle fasi iniziali della startup, ma continuando sino alla fase di scale-up, a programmi di incubazione, bootcamp, Startup Weekend e a tutte quelle iniziative che consentono di mostrare la propria idea e migliorarla, costruendosi un forte network che permetterà di essere esposti al mondo degli investitori e venture capital.
  • Avere un team forte: prima di aprirsi al mondo degli investitori e dei finanziamenti, è necessario non solo avere un’idea chiara, ma un team solido e competente. Non sarà necessario avere molti dipendenti, ma un team di ideatori che coprano le diverse attività necessarie allo sviluppo della startup.
  • Idea Scalabile: uno dei fattori più importanti ricercati dagli investitori nelle idee di startup è la scalabilità, nonché la potenzialità di mercato: se questi due fattori mancano, sarà complicato trovare un soggetto disposto ad investire nella propria startup.
  • Presentazione o Pitch: è spesso l’unica opportunità che lo startupper ha, in pochissimi minuti, di colpire l’investitore, di attrarlo e convincerlo che quella che gli viene presentata è una buona idea di business sulla quale vale la pena investire. La presentazione dell’idea deve rispondere al bisogno che questa colma, al mercato in cui si va ad inserire, al need che va a coprire, al modello di business che incarna.

In conclusione, va ricordato che il pitch non è sinonimo di business plan, e dovrebbe essere sfruttato non per presentare una prolissa analisi dei dati, quanto per esplodere la propria idea di startup in modo tale da solleticare l’interesse dell’investitore e convincerlo ad approfondirla con maggiore dettaglio per, eventualmente, investirvi il proprio patrimonio.


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claudio

Complimenti per questo articolo che è una vera e propria guida per chi sta cercando fondi per la propria startup. Davvero utilissimo.

Molte grazie

C.

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