MVP (Minimum Viable Product): Cos’è, Come Si Sviluppa, Esempi

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MVP (Minimum Viable Product): Cos’è, Come Si Sviluppa, Esempi
| 11 Ottobre 2021 | Pubblicato in Sprintx Sprintx

Definizione di MVP (Minimum Viable Product), A Cosa Serve e Come Funziona

L’MVP, Minimum Viable Product o prodotto minimo funzionante, è considerato il concetto base del metodo Lean Startup: rappresenta la versione del prodotto o servizio con caratteristiche sufficienti da poter essere utilizzato dai primi clienti, e permette, attraverso i feedback raccolti, di raggiungere lo sviluppo del prodotto finale. In questo articolo vedremo la definizione di MVP, a cosa serve, come svilupparlo, perché è fondamentale per le startup ed alcuni esempi di aziende partite con il Minimum Viable Product.

cover articolo MVP

MVP (Minimum Viable Product)

Il Minimum Viable Product, meglio conosciuto in ambito startup con l’acronimo MVP, è uno dei punti cardine del Metodo Lean Startup, il framework delineato da Eric Ries e Steve Blank e basato sul concetto di “Build-Measure-Learn”, ovvero un processo di sviluppo, misurazione e modifica continuo che ha il fine di adattare sempre più il prodotto alle esigenze e necessità dei clienti con il minimo spreco di tempo e denaro ed una maggiore probabilità di successo.

L’MVP in italiano viene detto “prodotto minimo funzionante”, e rappresenta per le startup un passaggio indispensabile step da affrontare per raggiungere la definizione del prodotto finale mediante un’attenta analisi della clientela anche attraverso l’utilizzo del value proposition canvas, ma soprattutto per scongiurare il rischio di sviluppare un prodotto o servizio che nessuno vuole, o su cui nessuno è disposto ad investire denaro.

Vediamo nel dettaglio cos’è il MVP, la sua traduzione in italiano, a cosa serve ed alcuni esempi di minimum viable product.

MVP (Minimum Viable Product): Definizione e Traduzione

L’acronimo MVP sta per Minimum Viable Product, ovvero Prodotto Minimo Fattibile nella traduzione in italiano (da non confondere con il Most Valuable Player, più appropriato agli ambiti nell’NBA che della startup).

Eric Ries, nel suo libro “The Lean Startup”, offre la seguente definizione di Minimum Viable Product:

“L’MVP è la versione di un nuovo prodotto che permette ad un team di raccogliere la massima quantità di informazioni validate sui clienti con il minimo sforzo.”

Eric Ries – The Lean Startup

Il termine Minimum Viable Product è stato in realtà inizialmente coniato e definito nel 2001 da Frank Robinson. Robinson attribuiva all’MVP la definizione di quel prodotto con il più alto ROI rispetto al rischio: dopo aver speso anni a sviluppare e migliorare il software There.com senza successo, egli si rese infatti conto di quanto fosse importante entrare sin da subito sul mercato, seppure con un prodotto non del tutto sviluppato, per effettuare dei test e validare l’idea.

Il termine è stato poi reso popolare da Ries e Blank, con una definizione che è emblematica delle caratteristiche fondamentali della Lean Startup ed indica di fatto la versione iniziale del prodotto, sviluppata col minor costo possibile, che possiede solo le caratteristiche essenziali e necessarie a poter svolgere dei test sul mercato e sui primi clienti di modo da raccogliere i loro feedback.

team di sviluppo pianifica il minimum viable product

Cos’è l’MVP?

Come abbiamo già visto dalla definizione, il Minimum Viable Product o MVP rappresenta la versione del prodotto o servizio di una startup con caratteristiche appena sufficienti da poter essere immesso sul mercato ed utilizzato dai primi clienti— i cosiddetti early adopters— i quali offriranno un importante feedback per l’ulteriore sviluppo del prodotto stesso, portando alla realizzazione della sua versione finale che includa le feature aggiuntive.

L’MVP è un concetto fondamentale nello sviluppo di un prodotto innovativo, in quanto consente di ottimizzare le risorse minime a disposizione di una startup nelle sue primissime fasi di vita ed interagire sin da subito con il mercato già dallo stato di idea, permettendo di testarla, di validarla e di raggiungere il problem-solution fit, prima di realizzare il prototipo finale.

Il Minimum Viable Product è dunque il cardine del processo di validazione dell’idea e del business (che può essere ad esempio condotta mediante il metodo della Javelin Board), in quanto consente di evitare di creare un prodotto o un servizio che i clienti non vogliono, o che non risolve in maniera efficace alcun problema reale, uno dei principali motivi di fallimento delle startup.

Non deve essere visto come una versione iniziale del prodotto, come un “prodotto minimo”: il minimum viable product è un elemento di una strategia più ampia che porta allo sviluppo del prodotto vero e proprio, al lancio sul mercato e alla sua vendita alla clientela target, un processo di ipotesi, prototipazione, testing, raccolta dati, analisi di tali dati ed apprendimento, in piena Metodologia Lean.

Si tratta di uno strumento importante per la fase early stage di una startup, la più delicata, caratterizzata da una mancanza di fondi e risorse: l’MVP rientra infatti in un processo strutturato di validazione o invalidazione iniziale, che permette di giungere velocemente e con costi contenuti alla verifica di determinate ipotesi, prima ancora di investire tempo e denaro nella creazione di un prototipo, sfruttando al massimo le informazioni raccolte sul cliente, sul suo comportamento e sul problema.


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Caratteristiche del Minimum Viable Product (MVP)

Il Minimum Viable Product presenta delle caratteristiche fondamentali, che lo differenziano da un prototipo e dal prodotto finale nella sua versione completa:

  • È un prodotto reale: può essere una versione del prodotto priva delle caratteristiche avanzate, ma anche un sito web, una landing page, un’applicazione. Non è una versione iniziale del prodotto, né un prototipo.
  • Ha funzionalità minime ma sufficienti: comprende cioè le minime funzionalità per risolvere il problema degli utenti, e dunque ha un valore sufficiente da voler essere acquistato o utilizzato dai clienti. Le features aggiuntive vengono integrate solo successivamente.
  • Ha un costo contenuto: ovvero il costo minimo previsto per le funzionalità basiche del prodotto che si vuole realizzare: ad esempio se si tratta di un sito web si può utilizzare una delle tante piattaforme gratuite per questa fare di testing. Il costo di creazione dell’MVP include tuttavia anche i costi delle analisi di mercato, di raccolta dati, di pubblicizzazione e degli eventuali miglioramenti da eseguire dopo i feedback ricevuti, per ripetere il ciclo.
  • Ha un tempo di realizzazione breve: il minimum viable product deve essere sviluppato velocemente per poter essere immesso sul mercato il prima possibile. Deve avere le caratteristiche minime per essere utilizzato dai clienti nella risoluzione del problema, e dunque non è necessario delineare e definire tutte le caratteristiche aggiuntive e avanzate.

Scopi dell’MVP: Perché è Così Importante?

Come abbiamo visto dalla sua definizione, il Minimum Viable Product è di fondamentale importanza per le startup, in quanto consente di:

  • Effettuare dei test su delle ipotesi di prodotto con un consumo di risorse limitato e su clienti reali prima di dedicare grandi budget allo sviluppo completo;
  • Intercettare eventuali errori o problemi nel prodotto, in tempo per fare pivot;
  • Capire se il prodotto rappresenta la migliore soluzione ai bisogni/problemi delle buyer personas;
  • Accelerare il processo di validazione dell’idea e di apprendimento delle dinamiche di mercato;
  • Facilitare il problem-solution fit ed il product-market fit, aumentando le probabilità di solution adoption;
  • Consegnare in tempi celeri il prodotto nelle mani degli early adopters;
  • Ridurre l’evenienza di lanciare un prodotto che nessuno vuole;
  • Accelerare il rilascio di un prodotto sul mercato.

Uno degli errori principali commessi nella creazione di una startup è infatti quello di spendere molto tempo, nelle fasi iniziali, nella concezione e nel perfezionamento del prodotto, consumando risorse e denaro per definire i minimi dettagli di un prodotto completo che non è però stato testato e sottoposto al feedback dei potenziali clienti.

Il rischio è dunque quello di immettere il prodotto sul mercato e rendersi conto che questo non incontra il favore dei clienti target: in quel caso si saranno spesi sforzi, denaro e tempo nel definire e perfezionare un prodotto di fatto inutile.

La strategia del MVP è dunque quella di realizzare un prodotto nella sua versione beta, che permetta di capire se si sta creando qualcosa di cui l’utente ha bisogno, ed in caso fare pivot in tempo utile. Grazie ai feedback ottenuti si potrà dunque migliorare, modificare ed integrare il prodotto in maniera ottimizzata, restituendone la versione finale in un processo economicamente sostenibile.

Come Si Realizza e Come Funziona un MVP di Una Startup

La corretta realizzazione del Minimum Viable Product è fondamentale per poter definire la soluzione al problema individuato, per questo delineare la corretta strategia è cruciale per il successo dell’idea.

Il processo di sviluppo di un prodotto minimo fattibile è focalizzato sull’ottimizzazione dei tempi e dei costi. Il team di sviluppo del MVP non deve sprecare tempo su altre features o caratteristiche che non siano quelle minime di base, definendo e realizzando tutte le altre funzionalità nel tempo, man mano che i riscontri dei clienti che utilizzano il prodotto vengono analizzati. Osservare gli utenti utilizzare il prodotto è infatti una strategia di validazione molto più efficace della validazione per mezzo di previsioni basate su dati di mercato o questionari.

Il prodotto potrebbe infatti cambiare drasticamente, oppure rivelarsi inutile, in quanto il feedback dei clienti potrebbe discostarsi in maniera significativa dal progetto iniziale: la chiave nel costruire un buon MVP è dunque non sprecare inutilmente risorse (tempo, denaro, sforzi, pubblicità) in un prodotto finito che nessuno vuole, partendo dal presupposto che gli early adopters saranno in grado immaginare la visione della versione finita e procurare il feedback necessario a svilupparla.

Come si realizza un MVP quindi, e che tipo di MVP bisogna sviluppare per la propria startup? Ci sono tre step fondamentali da seguire per realizzare un Minimum Viable Product efficace, che rientrano nella più ampia visione strategica di definizione di qualsiasi prodotto.

Identificare il Bisogno

Prima di pensare alla realizzazione del MVP è necessario chiarire quale sia lo scopo o l’obiettivo del prodotto, dunque quale problema risolve. É utile a questo fine rispondere alla domanda: perché si è avviato questo progetto? Perché questo prodotto esiste? La risposta potrebbe variare, ad esempio il prodotto potrebbe rispondere ad un bisogno societario o dei clienti andando a coprire un gap nel mercato. Successivamente andranno individuati i criteri che dermineranno se il prodotto può essere considerato di successo o meno, mediante delle metriche specifiche che andranno poi monitorate.

Identificare le Opportunità

Il passo successivo all’aver individuato il gap nel mercato e definito il problema che necessita di essere risolto, è quello di identificare la user journey e le opportunità al suo interno, definendo le azioni che l’utente compie per raggiungere il suo obiettivo. Può essere utile in questo step creare una mappa dei “pain e gain” dell’utente per ogni singola azione, da trasformare in opportunità di prodotto.

Decidere quale Feature Costruire

Attraverso le opportunità identificate nello step precedente, andranno definite le features del prodotto che si vogliono costruire. Mediante un sistema di priorità, andranno valutate le features e stabilita la funzionalità base minima da includere nel minimum viable product.

Questo step aiuterà ad identificare come realizzare un MVP dal massimo impatto, che punti sulla feature che risponde all’urgenza più pressante dei clienti. Con questo sistema infatti si definisce cosa deve essere necessariamente incluso nel minimum viable product, e quali features possono essere invece integrate nelle versioni successive.

Consegna del Prodotto ai Clienti e Raccolta Feedback

Una volta sviluppato il prodotto, con il minor dispendio possibile di costi e tempo, il MVP può essere distribuito ai clienti. Il ruolo dell’azienda è quello di osservare l’utilizzo del prodotto e le interazioni dei clienti con lo stesso e raccogliere feedback e riscontri per l’ottimizzazione nel successivo ciclo di sviluppo.

Analisi dei Dati Raccolti

Una volta raccolti i feedback, questi andranno analizzati. Questa fase è cruciale nel processo strategico che ruota attorno allo sviluppo del MVP in quanto le conclusioni tratte dalle analisi verranno impiegate per prendere decisioni riguardo il prodotto, andando ad implementarlo, a generare nuove idee per modificarlo, oppure a fare pivot, cambiando completamente la propria strategia. Questa fase è l’ultima del ciclo di sviluppo del MVP, ma una volta conclusa ne iniziaerà una nuova di costruzione del nuovo prodotto con le integrazioni definite grazie ai feedback, testing e learning, in piena ottica Lean.


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sviluppo del mvp

Tipi di MVP (Minimum Viable Product)

Esistono diversi tipi di Minimum Viable Product, in base alla tipologia di prodotto, al settore di riferimento e all’industria della startup. I principali sono:

  • Core Feature
  • Video Demo
  • Concierge
  • Mago di Oz
  • Piecemeal
  • Landing Page
  • Crowdfunding
  • Pitch Deck

Vediamoli in dettaglio.

Core Feature

Il MVP Core Feature rappresenta la principale tipologia di Minimum Viable Product. Questo tipo di MVP prevede lo sviluppo di una versione del prodotto limitata, che presenti ovvero una sola funzionalità del prodotto finale che si ha in mente.

Ciò significa che viene sviluppata la funzionalità principale del prodotto, che è in grado di risolvere il problema per cui si sta proponendo quella soluzione. Questo tipo di MVP rappresenta un modo ottimale di effettuare dei test sulla clientela e di ricevere feedback reali sul prodotto e sulla sua funzionalità, in modo da migliorarla in caso non soddisfi i bisogni dei clienti, o di procedere con la prototipizzazione in caso venga apprezzato.

Video Demo

Un Minimum Viable Product Video Demo è un video di presentazione del prodotto o servizio che si ha in mente, che viene mostrato ai potenziali clienti. Con questo MVP si vanno a misurare l’interesse degli utenti target e le loro interazioni con il video, per verificare se vale la pena sviluppare un minimum viable product nella forma di un prodotto concreto, oppure no. Questa tipologia di MVP è molto simile ad uno smoke test, in quanto non prevede un prodotto reale, ma solo una presentazione dell’idea.

Concierge

Il Minimum Viable Product Concierge è la simulazione di un servizio automatico per via manuale. Serve a testare l’idea del prodotto prima di svilupparne l’ingegnerizzazione o l’automazione. Il cliente che testa il prodotto sa di stare interagendo con un umano, che manualmente offre il servizio.

Una volta raccolti sufficienti dati e feedback e validata l’idea si può procedere con la creazione del servizio automatizzato.

Mago di Oz

Il Minimum Viable Product Mago di Oz è simile al MVP Concierge, ovvero prevede l’esecuzione da parte di un umano di un servizio automatico per il testing sui primi clienti. In questo caso, tuttavia, il cliente non sa di interagire con un umano, ma pensa di starsi interfacciando con un servizio automatizzato. L’MVP Mago di Oz dà dunque l’impressione di essere un prodotto finito e completo, quando in realtà è ancora in via di sviluppo.

Questo tipo di MVP è utile per raccogliere dati e feedback utili sul proprio prodotto/servizio senza crearlo realmente, ed è un MVP utile per una startup che produce servizi di qualunque tipo.

Piecemeal

Il Minimum Viable Product Piecemeal, ovvero “pezzo per pezzo” è un prodotto minimo base costruito mediante l’utilizzo di diversi strumenti, tool e software esistenti per creare il servizio completo. È un modo ottimale per creare un prodotto investendo fondi minimi (o nulli) nella sua realizzazione Un esempio di questo MVP è stato Groupon, che inizialmente era ospitato da WordPress, creava i coupon con FileMaker e gestiva le mail con Apple Mail.

Landing Page

Un Minimum Viable Product Landing Page è probabilmente il MVP più semplice da realizzare e meno dispendioso, che consente di raccogliere dati utili e lead degli utenti. Consiste in una semplice pagina web, dove i clienti possono “atterrare”, appunto, e visualizzare la presentazione del prodotto, lasciando feedback eventuali o i propri contatti per mostrare l’interesse o essere avvisati su quando sarà disponibile.

Crowdfunding

Il crowdfunding, come sappiamo, è un metodo di finanziamento di startup collettivo, in cui più persone e piccoli investitori contribuiscono a supportare una startup. Un modo di trasformare il crowdfunding in un Minimum Viable Product è quello di utilizzare le piattaforme di crowdfunding esistenti per vendere il prodotto (ad un prezzo inferiore) prima che questo esista realmente. Uno dei pro di questo MVP è che consente di raccogliere finanziamenti per le attività di sviluppo della startup.

Pitch Deck

Il Pitch non è un vero e proprio MVP, ma può essere utilizzato come tale in caso non sia possibile realizzare le altre forme di prodotto minimo fattibile già elencate. Il pitch agli investitori è una presentazione della propria business idea snella ed efficace, volta a convincere i possibili finanziatori ad investire denaro nella startup. In questo caso l’MVP consiste dunque in una presentazione del prodotto/servizio, del problema che risolve, di come lo risolve e dei potenziali ricavi che può generare in base al mercato di riferimento.

Esempi di MVP (Minimum Viable Product)

Il Minimum Viable Product può sembrare un concetto piuttosto astratto, ma in realtà sono diverse le aziende oggi considerate colossi nei propri settori di riferimento ad essere partite con un MVP che si è dimostrato efficace. Vediamo insieme alcuni esempi di Minimum Viable Products di successo.

Airbnb

I fondatori di Airbnb, non avendo i fondi per lanciare il business che avevano in mente, hanno utilizzato i propri appartamenti per validare la propria idea, ovvero l’affitto di appartamenti privati per brevi periodi mediante prenotazione online. Il loro MVP consisteva in un sito web minimale, che includeva foto e dettagli sui loro appartamenti: immediatamente riuscirono a trovare dei clienti interessati a pagare per soggiornare negli appartamenti, validando così l’idea.

Foursquare

Foursquare viene spesso riportato come esempio di MVP: il social network basato sul check-in nelle diverse location è stato lanciato come un Minimum Viable Product con una sola funzionalità, in quanto inizialmente offriva solamente check-in e ricompense in forma di gamification. Solo dopo aver validato l’idea e aver rinfoltito la propria user base sono state sviluppate le ulteriori features che permettono di aggiungere recensioni, guide e fotografie.

Dropbox

Dropbox è un altro dei colossi nato da un MVP, nello specifico da un Video Demo. Nel 2008 infatti fu pubblicato un video di circa 3 minuti in cui veniva spiegato il prodotto e le sue funzionalità, e si invitava ad iscriversi per ottenere 2.5 GB di spazio gratuito. In realtà all’epoca della pubblicazione del video il prodotto non era ancora esistente, ma consentì, solo nel primo giorno, di raccogliere l’adesione di 75 mila persone a testare la versione beta.


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